Turkey and the future of EU-Turkey Relations

My commentary on the 2014 Progress Report regarding Turkey’s accession to the European Union on the website of the International Association of Political Science Students of Forlì.

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Some thoughts on the EU Foreign Policy.

Recently, I’ve read two articles which drew my attention. They tackle the history and the aims of the EU enlargement and its foreign policy.

Illustration by Peter Schrank, The Economist

Illustration by Peter Schrank, The Economist

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L’islam non è un culto della morte.

L’onda delle defunte primavere arabe si è ritirata lasciando spazio al salafismo militante. Uno spazio a tratti creato, a tratti direttamente offerto da molti degli attori che ora fanno parte della coalizione messa in piedi dagli Stati Uniti per fronteggiare lo Stato Islamico del califfo Ibrahim. Talk, analisti e giornalisti parlano della nuova entità para-statale con velleità universali. Qualche voce si differenzia richiamando lo scontro di civiltà, spolverando idee dismesse come quelle delle crociate.

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La Turchia e gli squilibri macroeconomici: le debolezze del modello AKP.

Recep Tayyip Erdoğan è il nuovo Presidente della Repubblica di Turchia, grazie al 51.79% dei voti ottenuti nelle recenti elezioni presidenziali, confermando la dominanza politica dell’Adalet ve Kalkınma Partisi (AKP) che caratterizza la Turchia sin dal 2002. Nonostante lo scandalo corruzione che ha colpito l’esecutivo, il malcontento dell’avventurismo turco nella guerra civile siriana e le proteste che hanno attraversato il Paese in seguito agli eventi di Gezi Parkı, la base elettorale dell’AKP resta solida, anche a fronte di un’opposizione debole e frammentata, incapace di interpretare in senso unitario ed efficace il malcontento intorno all’operato dell’esecutivo.

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“Avere il polso della situazione” /2

Nella parte precedente, ho riassunto per sommi capi eventi a prima vista slegati fra loro, ma che hanno, in realtà, effetti sulle traiettorie di ciascuno di essi. L’incapacità di articolare, dare forma, costruire l’Alternativa rappresenta una seria minaccia alla stabilità economica, politica e sociale in tutte le sue articolazioni regionali e/o nazionali.

L’avanzata dello Stato Islamico in Iraq e Sham (ISIS), ora Stato Islamico (IS) guidato dal califfo Ibrahim (Abu Bakr al-Baghdadi) ha colto di sorpresa le intelligence, commentatori ed analisti. La lettura del successo dello Stato Islamico e le soluzioni che vengono avanzate sono orfane di una strategia di lungo periodo e di una effettiva comprensione dei tanti conflitti che non possono essere banalmente interpretati, ridotti e compressi secondo le chiavi di lettura confessionali ed etniche.

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“Avere il polso della situazione”.

Viviamo tempi straordinari. Forse fatichiamo a renderci conto di come, in questi anni, tutta una serie di eventi si stiano intrecciando fra loro e le cui onde lunghe determineranno il futuro dell’Europa. Ho provato a indicarne in modo didascalico quelli che ritengo più rilevanti, alla luce dei più recenti avvenimenti in Medio Oriente.

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La Bulgaria interrompe i lavori di costruzione del South Stream.

Ancora una volta mi ritrovo a dover parlare di questioni energetiche che sono squisitamente tali solo fino ad un certo punto. Il futuro delle relazioni internazionali avrà sempre più a che fare con il controllo dei giacimenti e delle vie di trasporto delle risorse. L’enorme vuoto lasciato da quella che fu la Libia, la guerra civile siriana, passando per la crisi ucraina servono a ricordarci l’importanza del controllo dei giacimenti di idrocarburi, oleodotti e gasdotti. Oltre a sottolineare l’impotenza di un’Unione Europea che procede a tentoni ed in ordine sparso.

Della politica energetica dell’UE ho già discusso in passato e rimando quindi al post legato al Southern Gas Corridor ed il successo della politica estera turca nei confronti dell’Azerbaigian. In questa occasione, voglio segnalare la notizia che il Primo Ministro bulgaro Plamen Oresharski ha annunciato l’interruzione dei lavori di costruzione del gasdotto South Stream che hanno come obiettivo quello di collegare le forniture russe con il mercato europeo, bypassando il territorio ucraino.

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STORIFY || Iraq – L’avanzata dello Stato Islamico (ISIS) verso Baghdad

C’è molta confusione sotto il cielo dell’informazione italiana. I recenti avvenimenti in Iraq, ossia la conquista di Mosul (e territori intorno a Kirkuk) di ieri e oggi di Tikrit da parte di ISIS, o ISIL, o DAESH che dir si voglia, avranno un importantissimo impatto su tutto il contesto regionale. L’ISIS verrà indicato come male assoluto ed intorno a questo punto si creeranno gli assi di guerra pronti ad insanguinare su base religiosa territori che sono già sfibrati da una guerra civile e politiche che non fanno altro che acuire la divisione settaria. Ma forse è presto per parlare di questo.

Intanto, è bene dire che ISIS non è Al-Qaeda. Checché ne dicano i media italiani, la fitna fra i due movimenti è avvenuta all’inizio di quest’anno. Basterebbe anche solo leggere Wikipedia.

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Turchia – Azerbaigian: relazioni energetiche oltre l’UE.

Le relazioni fra Turchia ed Azerbaigian sono di particolare interesse, poiché la direzione della cooperazione fra i due Paesi in campo politico ed economico ha dei risvolti fondamentali per quanto riguarda la definizione della politica energetica dell’Unione Europea.

Il fine principale della politica estera turca nel Caucaso è stato quello di aumentare l’interdipendenza economica, riuscendo a coordinare e gestire il flusso delle risorse energetiche del Caucaso verso i mercati europei e verso il proprio mercato interno che ne è strutturalmente dipendente. In quest’ottica, le relazioni fra la Turchia e l’Azerbaigian ricoprono un ruolo speciale grazie, in primo luogo, alla comunanza di interessi che ha saputo ridimensionare le tensioni politiche legate, in particolar modo, alla questione armena e, in secondo luogo, alla continuità politica garantita del partito AKP in Turchia e dal Presidente Alevi in Azerbaigian (recentemente rieletto alla fine del 2013).

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La Turchia ed il corridoio sud: c’è un’alternativa al gas russo?

IL CORRIDOIO SUD – Il Southern Gas Corridor (SGC) rappresenta il progetto dell’Unione Europea di diversificare le proprie fonti e le rotte di approvvigionamento energetico di gas naturale, vista la crescente dipendenza (seppure accompagnata da una domanda interna stabile). Il progetto nacque nel 2008 in seguito all’interruzione delle forniture russe a causa della crisi fra la Federazione Russa e l’Ucraina. I recenti sviluppi legati all’annessione della Crimea da parte di Mosca lasciano nell’incertezza i futuri rapporti fra l’UE e la Russia. Il successo del SGC rappresenterebbe quindi un’importante vittoria politica dell’azione esterna dell’UE nei confronti di Mosca che è uno dei principali Paesi fornitori del mercato europeo, assieme alla Norvegia e all’Algeria. Attualmente, i due gasdotti fondamentali all’interno del progetto del SGC sono il TANAP ed il TAP. Il TANAP sarà attivo dal 2018 e collegherà le riserve azere con il mercato turco, attraversando il territorio della Georgia e fornendo 16 miliardi di m³ all’anno (di cui sei destinati al mercato turco), mentre il TAP, i cui lavori di costruzione dovrebbero concludersi nel 2019, servirà a collegare Ankara con l’Unione Europea, trasportando i restanti 10 miliardi di m³ all’anno.

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