Gli intergruppi parlamentari sono una realtà poco conosciuta, ma sicuramente ricca. Si tratta di gruppi informali di deputati e senatori con diverse appartenenze politiche.

Le ragioni che spingono i nostri rappresentanti a dar vita ad un intergruppo sono piuttosto variegate, come vedremo fra poco, ma individuarne i componenti e monitorarne le attività risulta un compito difficile. Ciò è dovuto non solo dalla povertà di comunicazione per il tramite dei canali social da parte dei parlamentari e delle segreterie di partito, ma anche dal sostanziale vuoto regolamentare in cui gli intergruppi si muovono.

In assenza di un registro ufficiale, infatti, il tentativo di mapparne l’esistenza passa per il setaccio di comunicati stampa, testate giornalistiche e siti web personali dei parlamentari. Dopo un primo, rapido censimento, abbiamo individuato una trentina di intergruppi parlamentari nati nel corso della XVII legislatura. Gli intergruppi variano per numero di componenti, distribuzione della rappresentanza e scopo.

Innovazione Digitale Globe Italia per il clima Sigaretta Elettronica
Cannabis Legale Per la sussidiarietà Amici della Via Francigena
Questioni di genere Per l’acqua bene comune Eutanasia Legale
Immigrazione e Cittadinanza Giovani Parlamentari Per la musica
Mobilità ciclistica (mobilità nuova) Finanza sostenibile Per lo sviluppo della montagna
Uniti Contro il terrorismo Globe Italia per il clima “Insieme per un impegno contro il cancro”
Contro il gioco d’azzardo Contro la violenza di genere Sui problemi sociali dell’ictus
Malattie rare Terzo Settore Amici di Vladimir Putin
Spazio TFA Tirocinio Formativo Abilitante A tutela delle piccole imprese turistico-balneari
Cooperazione Internazionale Amici del Bio
Invecchiamento Attivo I costi del non fare

Dal nostro ‘censimento’ si evince che gli intergruppi sono promossi e partecipati in larga parte dalla maggioranza ed in particolare dal Partito Democratico, pur contando una discreta partecipazione dei parlamentari di Sinistra Italiana e del Movimento 5 Stelle in alcuni intergruppi. I parlamentari si associano per individuare convergenze fra le diverse componenti politiche, favorire il dialogo, lo scambio di informazioni e, possibilmente, la promozione di leggi condivise. È questo il caso, ad esempio, degli intergruppi ‘Immigrazione e Cittadinanza’, ‘Cannabis Legale’ e ‘Innovazione Digitale’.

Molti intergruppi beneficiano dell’expertise della realtà associativa e dei gruppi di pressione italiani, come nel caso del ‘Forum Terzo Settore’, l’intergruppo della ‘Mobilità Ciclistica Mobilità Nuova’, ‘Amici del Bio’ o ancora ‘Globe Italia per il clima’. Pur riconoscendo l’utilità degli intergruppi quali forum informali di confronto fra i parlamentari, è probabilmente necessario avanzare delle forme di regolamentazione che prescrivano delle norme basilari in termini di trasparenza. Queste potrebbero richiedere la pubblicizzazione, ad esempio, sia della composizione degli intergruppi, sia i finanziamenti che ricevono, qualora presenti, soprattutto in quei casi in cui si vogliono avanzare delle proposte di legge volte a favorire settori molto specifici come nel caso dell’intergruppo sulle sigarette elettroniche.

La spinta per la formazione di un intergruppo a volte è data dalla cronaca, come nel caso dell’intergruppo ‘Uniti Contro il Terrorismo’, nato dopo gli attentati di Parigi nel gennaio del 2015 o l’intergruppo contro le violenze di genere annunciato pochi giorni fa dall’On. Arlotti del Partito Democratico dopo l’ennesimo caso di femminicidio. Altre volte ancora, gli intergruppi nascono come espressione del dissenso nei confronti delle scelte della maggioranza di governo o per sollecitarne l’attenzione su alcune tematiche, come nel caso dell’intergruppo nato a sostegno degli abilitati con TFA o l’iniziativa ‘Amici di Putin’ dell’On. Leghista Grimoldi, volto a ‘pacificare’ i rapporti fra Italia e Russia, incrinati dall’adozione delle sanzioni da parte dell’Unione Europea a partire dal 2014.

In questa galassia di realtà parlamentari, si può sottolineare come spicchino alcuni esempi di trasparenza e coordinamento, quali gli intergruppi ‘Cannabis Legale’, ‘Innovazione Digitale’ e ‘Contro il gioco d’azzardo’. Questi, infatti, forniscono una lista dei propri aderenti per il tramite di un sito internet dedicato, in cui è anche espresso lo scopo che ispira i lavori dell’intergruppo. In alcuni casi, sono state promosse delle proposte di legge sottoscritte proprio dai membri dell’intergruppo.

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Pur tuttavia, avere un’idea completa delle attività degli intergruppi che, come in questo caso, hanno adottato dei canali di comunicazione strutturati, risulta comunque impossibile. In molti occasioni, la lista degli aderenti agli intergruppi ci è stata fornita dai coordinatori degli stessi o dai parlamentari promotori. In moltissimi casi, tuttavia, è lecito presupporre che le attività degli intergruppi si siano interrotte a distanza di pochi mesi dalla loro fondazione. È il caso, ad esempio, dell’intergruppo dedicato al Terzo Settore, inattivo da ormai due anni, come confermato da uno degli stessi promotori, l’On. Fossati.

L’intergruppo parlamentare più numeroso in cui il Partito Democratico non gode della maggioranza relativa è rappresentato da ‘Acqua Bene Comune’, nonostante abbia beneficiato, almeno ai tempi della sua formazione, di un discreto supporto dagli stessi parlamentari dem (33 aderenti) e di Sinistra Italiana (43). Dominato dai parlamentari del Movimento 5 Stelle, l’intergruppo ha come scopo la ripubblicizzazione del servizio idrico, in linea con i principi ispiratori del referendum tenutosi nel 2011.

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Volto a promuovere una legge di iniziativa popolare, questa è stata definitivamente approvata alla Camera il 20 aprile scorso, con quello che, però, Paolo Carsetti, portavoce del Forum italiano dei Movimento per l’Acqua, ha definito uno snaturamento del testo iniziale, a dispetto dell’impegno politico sottoscritto dagli aderenti dell’intergruppo. Nonostante quindi  a differenza degli altri membri dell’intergruppo, con la sola esclusione dell’On. Zardini, “voto ribelle” rispetto al proprio gruppo, come anche nel caso dell’On. Sberna (DES-CD, ex. SCPI) e l’On. Corda (M5S).

Insomma: il carattere informale degli intergruppi e la poca trasparenza che ne consegue rende non solo difficile comprenderne la natura, la composizione e lo scopo da parte degli osservatori politici, ma complica naturalmente la possibilità di coordinare le attività degli intergruppi e garantire una ‘disciplina’ dell’intergruppo quando si giunge ad un voto in aula.

La realtà degli intergruppi parlamentari merita dunque ulteriore ricerca, dal momento che rappresenta un fenomeno consolidato all’interno dell’attività parlamentare (molti intergruppi vengono ricostituiti quando si dà l’avvio ad una nuova legislatura). Dal punto di vista regolamentare, sarebbe necessario garantire dei processi di tracciabilità ed evidenza che, pur non limitando troppe le esigenze di informalità che hanno favorito la nascita degli intergruppi, garantiscano allo stesso tempo il rispetto dei principi democratici di trasparenza.

Se volete conoscere meglio la realtà degli intergruppi parlamentari, qui potete accedere alla base dati che abbiamo curato, in cui sono evidenziati, fra l’altro, i componenti, gli onorevoli referenti o promotori degli intergruppi e la visualizzazione grafica della composizione degli stessi.

Matteo Garnero

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