Nella parte precedente, ho riassunto per sommi capi eventi a prima vista slegati fra loro, ma che hanno, in realtà, effetti sulle traiettorie di ciascuno di essi. L’incapacità di articolare, dare forma, costruire l’Alternativa rappresenta una seria minaccia alla stabilità economica, politica e sociale in tutte le sue articolazioni regionali e/o nazionali.

L’avanzata dello Stato Islamico in Iraq e Sham (ISIS), ora Stato Islamico (IS) guidato dal califfo Ibrahim (Abu Bakr al-Baghdadi) ha colto di sorpresa le intelligence, commentatori ed analisti. La lettura del successo dello Stato Islamico e le soluzioni che vengono avanzate sono orfane di una strategia di lungo periodo e di una effettiva comprensione dei tanti conflitti che non possono essere banalmente interpretati, ridotti e compressi secondo le chiavi di lettura confessionali ed etniche.

Perché in Iraq e Siria non si combatte solo una posticcia versione della Guerra Fredda fra sunna e shia. Perché i curdi non sono un blocco granitico, così come non lo sono l’islam politico, l’opposizione siriana o i palestinesi. Classi e categorizzazioni sono stilizzazione del reale e, in quanto tali, strumenti di comprensione, ma non di fedele rappresentazione della realtà. 

La soluzione, dalla Libia all’Iraq, non può essere l’atomizzazione delle entità statuali secondo faglie contingenti, siano esse politiche, religiose, etniche, ma il ripensamento della cittadinanza secondo un’interpretazione inclusiva. Un progetto mastodontico, – utopico? -, ambizioso, ma politico

La novità dello Stato Islamico è nota. La debolezza dei movimenti jihadisti è l’incapacità di mantenere il consenso sociale intorno a quelle forme embrionali di amministrazione conformi alla sharia, perché vulnerabili ai movimenti stessi che si fanno brutali e arbitrari, destinati a fagocitare se stessi. IS dispone però ora di una inedita capacità militare e finanziaria garantita dai campi petroliferi.

A resident of Tabqa city touring the streets on a motorcycle waves an Islamist flag in celebration after Islamic State militants took over Tabqa air base, in nearby Raqqa city August 24, 2014. CREDIT: REUTERS/STRINGER

A resident of Tabqa city touring the streets on a motorcycle waves an Islamist flag in celebration after Islamic State militants took over Tabqa air base, in nearby Raqqa city August 24, 2014.
CREDIT: REUTERS/STRINGER

Difficile stabilire il futuro del califfato, non conoscendo le intenzioni della riluttante politica estera statunitense, nuovamente impegnata secondo la dialettica della guerra umanitaria, feticcio di quel che resta dell’utopia della governance mondiale.

La convergenza di interessi fra lo Stato Islamico ed il regime di al-Asad in Siria è di lunga data. Dalla fitna con Al-Qaeda, l’ISIS non è mai stato oggetto di operazioni militari delle forze lealiste. Ora Bashar può presentarsi al mondo come l’ultimo baluardo contro il terrorismo, tentando di costringere l’Occidente ad una cooperazione con il regime. A perdere (e morire) saranno i siriani.


 

Al ripensamento dell’ordine economico e sociale del Medio Oriente che ha dato l’avvio alle rivoluzioni ed involuzioni del 2010-2011 è facile affiancare la galassia di manifestazioni e movimenti nati sulla scia della crisi globale. Così come le opposizioni moderate del Medio Oriente sono state silenziate dai vecchi o nuovi regimi, abbandonate dalle miopi cancellerie occidentali, allo stesso modo i vari Occupy ed indignados anti-austerity non hanno saputo coordinarsi e costruire un’alternativa, venendo, di fatto, assorbiti all’interno di una latente frustrazione sociale.

A protestor carries a placard that reads 'Men choose, slaves obey' during a demonstration in central Valencia marking the one year anniversary of Spain's Indignados (Indignant) movement REUTERS/Heino Kalis

A protestor carries a placard that reads ‘Men choose, slaves obey’ during a demonstration in central Valencia marking the one year anniversary of Spain’s Indignados (Indignant) movement REUTERS/Heino Kalis

Anche a livello nazionale ed europeo l’immobilità è stata l’unica via percorsa fino ad oggi, nonostante le promesse di (fino ad oggi) parolai nostrani che costellano il nostro vissuto storico. L’Alternativa come elaborazione politica è rimasta sugli articoli di fantapolitica (la riscossa di una coalizione del sud Europa guidata dall’astro prematuramente spentosi Hollande parla da sé) e nei sogni della classe dirigente che punta i piedi aspettando che sia la realtà a piegarsi alle loro velleità e non viceversa. 

 

Annunci

Una risposta »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...