Ancora una volta mi ritrovo a dover parlare di questioni energetiche che sono squisitamente tali solo fino ad un certo punto. Il futuro delle relazioni internazionali avrà sempre più a che fare con il controllo dei giacimenti e delle vie di trasporto delle risorse. L’enorme vuoto lasciato da quella che fu la Libia, la guerra civile siriana, passando per la crisi ucraina servono a ricordarci l’importanza del controllo dei giacimenti di idrocarburi, oleodotti e gasdotti. Oltre a sottolineare l’impotenza di un’Unione Europea che procede a tentoni ed in ordine sparso.

Della politica energetica dell’UE ho già discusso in passato e rimando quindi al post legato al Southern Gas Corridor ed il successo della politica estera turca nei confronti dell’Azerbaigian. In questa occasione, voglio segnalare la notizia che il Primo Ministro bulgaro Plamen Oresharski ha annunciato l’interruzione dei lavori di costruzione del gasdotto South Stream che hanno come obiettivo quello di collegare le forniture russe con il mercato europeo, bypassando il territorio ucraino.

Il South Stream è sempre stato visto come un pericoloso concorrente del defunto progetto Nabucco ed i recenti sviluppi della crisi ucraina servono a sottolineare il leverage che Mosca dispone nei confronti di Kiev e dell’Europa tutta. Infatti, ora che le forniture di gas russo dirette verso l’Ucraina sono state interrotte per via dei debiti non pagati da Naftogaz a Gazprom, resta da capire che cosa abbia in mente Bruxelles. L’annuncio del PM bulgaro dell’interruzione dei lavori arriva in seguito alle pressioni di US ed Unione Europea. Quest’ultima ha infatti segnalato come il progetto stia venendo portato avanti infrangendo le regole comunitarie della concorrenza (attraverso concessioni di appalti senza gare ad evidenza pubblica).

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Le dichiarazioni sono molte e confusionarie. Ferme restando le volontà di Russia e Serbia di proseguire i lavori, lo stesso commissario all’Energia Guenther Oettinger ha detto di essere fiducioso che una soluzione verrà trovata perché il South Stream rappresenta un progetto rilevante per l’Unione Europea. Anche se la Norvegia si è detta disposta ad aumentare l’offerta di gas per eventuali interruzioni dovute alla disputa fra Ucraina e Russia, il problema di fondo resta sempre lo stesso: la necessità di diversificare le fonti energetiche e i fornitori delle stesse con il fine di diminuire il potere di leverage nei confronti dell’Unione. A quando una politica energetica comune?

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Una risposta »

  1. […] confusionario per diversificare le proprie fonti energetiche. La storia del corridoio sud e del South Stream di cui ho parlato proprio su questo blog ne sono un […]

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