Le relazioni fra Turchia ed Azerbaigian sono di particolare interesse, poiché la direzione della cooperazione fra i due Paesi in campo politico ed economico ha dei risvolti fondamentali per quanto riguarda la definizione della politica energetica dell’Unione Europea.

Il fine principale della politica estera turca nel Caucaso è stato quello di aumentare l’interdipendenza economica, riuscendo a coordinare e gestire il flusso delle risorse energetiche del Caucaso verso i mercati europei e verso il proprio mercato interno che ne è strutturalmente dipendente. In quest’ottica, le relazioni fra la Turchia e l’Azerbaigian ricoprono un ruolo speciale grazie, in primo luogo, alla comunanza di interessi che ha saputo ridimensionare le tensioni politiche legate, in particolar modo, alla questione armena e, in secondo luogo, alla continuità politica garantita del partito AKP in Turchia e dal Presidente Alevi in Azerbaigian (recentemente rieletto alla fine del 2013).

La guerra fra Armenia e Azerbaigian vide l’occupazione nel maggio del 1992 del Nagorno-Karabakh da parte dell’Armenia. L’attuale ministro degli Esteri turco Davutoğlu ha commentato, a tal proposito, che l’occupazione armena dei territori del Nagorno Karabakh in Azerbaigian rappresentò “la più importante perdita strategica che abbia affrontato la Turchia nel periodo post-Guerra Fredda”. Ciò che è fondamentale è che il conflitto azero-armeno va ad influenzare direttamente le azioni e le relazioni bilaterali degli attori regionali su citati ancora oggi.
A seguito della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 6 aprile del 1993, la Turchia interruppe le relazioni diplomatiche con l’Armenia e chiuse le frontiere con la stessa. Nel maggio del 1994 la Russia riuscì ad ottenere la firma del cessate il fuoco fra i Ministri delle Difesa dei due Paesi in guerra. Da allora, non si sono registrati sostanziali sviluppi nella risoluzione della contesa. La diretta conseguenza è stato un netto avvicinamento dell’Armenia alla Russia e dell’Azerbaigian alla Turchia. Il frutto dello stretto legame fra Turchia e Azerbaigian è stato la costruzione dell’oleodotto Baku-Tiflis-Ceyhan (BTC) del 2005, seguita dal gasdotto Baku-Tiflis-Erzurum (BTE) del 2006, nel più ampio progetto di rendere la Turchia un fondamentale hub energetico. Considerato che, negli stessi anni, la Turchia è stata molto attiva anche nei confronti della Georgia, cooperando in campo militare ed economico tanto da diventare il primo partner commerciale dello Stato caucasico, la guerra fra Russia e Georgia del 2008 ha rappresentato una seria minaccia per la stabilità regionale e gli interessi turchi, dal momento che l’oleodotto BTC attraversa il territorio georgiano.

Il Ministro degli Esteri Davutoğlu, pur individuando nell’Azerbaigian il principale alleato strategico turco nella regione e la chiave per aumentare la propria influenza nella stessa, ritiene che la politica estera turca non possa essere determinata dal solo conflitto azero-armeno, ma, tenendo conto della stretta importanza geopolitica e geoeconomica di Caucaso, Anatolia Orientale e Medio Oriente, è necessario elaborare un’azione caucasica multidirezionale basata su una visione d’insieme, al fine di ottenere una gestione ottimale delle risorse idriche, dei giacimenti di idrocarburi e dei campi petroliferi della regione . Alla luce di questa posizione e del principio del “zero problems with neighbours”, la Turchia aveva avviato uno storico processo di normalizzazione delle relazioni diplomatiche con l’Armenia con la firma di due protocolli il 10 ottobre 2009 a Zurigo da parte di Ahmet Davutoğlu e la sua controparte armena Eduard Nalbandian. Il primo protocollo avrebbe permesso la ripresa delle relazioni economiche fra i due Paesi e l’apertura delle frontiere, mentre il secondo prevedeva, fra le altre cose, l’istituzione di una commissione storica per fare luce sui massacri avvenuti durante la Prima Guerra Mondiale, segnatamente quelli che hanno riguardato la comunità armena. Il successo di tale operazione avrebbe naturalmente avuto notevoli vantaggi economici, ma alla tensione accumulata bisognava aggiungere la forte resistenza turca a veder riconosciuto il genocidio armeno, nonostante le aperture fatte in questa direzione. Le recenti dichiarazioni del Primo Ministro Erdoğan, sebbene siano state definite rivoluzionarie da parte dei media, non hanno introdotto nulla di nuovo rispetto a quella che è stata la posizione della leadership politica turca degli ultimi dieci anni.

Sebbene l’irritazione dell’Azerbaigian abbia causato una parziale apertura del mercato energetico azero nei confronti della Russia come una sorta di ritorsione nei confronti della Turchia, l’adozione dei due protocolli firmati a Zurigo non è mai stata portata a termine, naufragando sia in Turchia, sia in Armenia. Davutoğlu nel settembre del 2010 ammise di non esser riuscito ad applicare il principio del “zero problems with neighbours”, pur sostenendo che “one way or another, today or tomorrow, we will achieve this too. This is our political commitment”.
Nonostante l’irritazione iniziale, il riavvicinamento fra Turchia e Azerbaigian fu registrato già nel corso del 2010, quando i Presidenti dei rispettivi Paesi, Gül e Aliev, firmarono un accordo che prevede un’alleanza strategica assimilabile ad un patto di mutua difesa. Com’è facile intendere, le conseguenze di una ripresa della disputa militare in merito ai territori del Nagorno Karabakh potrebbero essere molto serie, considerato che la firma di questo accordo coincise con la firma di un protocollo d’intesa fra Russia e Armenia.

shadeniz

Come già avevo commentato in merito alla situazione del bacino del Levante, gli interessi di carattere economico ed energetico possono diventare un importante incentivo volto a mettere da parte contrasti di carattere politico. Questo è sicuramente valso per la Turchia e l’Azerbaigian. Il volume dei commerci fra i due Paesi era stimato in 326 milioni di dollari nel 2000; nel 2013 ha raggiunto la quota di 3,3 miliardi di dollari. Come abbiamo detto, il fattore energetico è stato un motore fondamentale nell’avvicinare i due Paesi, per via della realizzazione dell’oleodotto BTC e del gasdotto BTE.
A questi due pilastri, va aggiungo il TANAP, parte del Southern Gas Corridor, progetto fondamentale per la politica energetica dell’Unione Europea, dopo l’accantonamento del progetto Nabucco. Il TANAP, con un costo stimato di 12 miliardi di dollari, sarà un gasdotto lungo 1841 km che trasporterà 16 miliardi di m³ dal giacimento di Shaz Deniz II in Azerbaigian verso l’Europa, passando attraverso la Georgia e la Turchia, per poi congiungersi in Tracia con il TAP (Trans-Adriatic Pipeline) che, con i suoi 870 km di lunghezza, raggiungerà l’Italia.

E’ necessario sottolineare ancora una volta come l’assenza di una politica energetica europea comune e coerente, al pari di una politica estera e di difesa comune, abbia avvantaggiato le scelte di Turchia e Azerbaigian, rendendo politicamente ed economicamente meno invitante il progetto Nabucco.

L’autonomia della politica estera turca è un vantaggio enorme per l’Unione Europea, con o senza l’adesione di Ankara. Quale che sarà l’esito dell’accidentato processo di adesione della Turchia, sarà impossibile per Bruxeless non tenere conto delle particolari caratteristiche dell’azione esterna di Ankara. Proprio perché Ankara ha la possibilità di essere, come disse il ministro degli esteri Davutoğlu, “europea in Europa ed orientale in Oriente” perché la Turchia è entrambe le cose.

Per approfondire, si veda Turkish-Azerbaijani Energy Relations di Bülent Aras, GTE Policy Brief No. 15, 8 aprile 2014

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Una risposta »

  1. […] ho già discusso in passato e rimando quindi al post legato al Southern Gas Corridor ed il successo della politica estera turca nei confronti dell’Azerbaigian. In questa occasione, voglio segnalare la notizia che il Primo Ministro bulgaro Plamen Oresharski […]

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