IL CORRIDOIO SUD – Il Southern Gas Corridor (SGC) rappresenta il progetto dell’Unione Europea di diversificare le proprie fonti e le rotte di approvvigionamento energetico di gas naturale, vista la crescente dipendenza (seppure accompagnata da una domanda interna stabile). Il progetto nacque nel 2008 in seguito all’interruzione delle forniture russe a causa della crisi fra la Federazione Russa e l’Ucraina. I recenti sviluppi legati all’annessione della Crimea da parte di Mosca lasciano nell’incertezza i futuri rapporti fra l’UE e la Russia. Il successo del SGC rappresenterebbe quindi un’importante vittoria politica dell’azione esterna dell’UE nei confronti di Mosca che è uno dei principali Paesi fornitori del mercato europeo, assieme alla Norvegia e all’Algeria. Attualmente, i due gasdotti fondamentali all’interno del progetto del SGC sono il TANAP ed il TAP. Il TANAP sarà attivo dal 2018 e collegherà le riserve azere con il mercato turco, attraversando il territorio della Georgia e fornendo 16 miliardi di m³ all’anno (di cui sei destinati al mercato turco), mentre il TAP, i cui lavori di costruzione dovrebbero concludersi nel 2019, servirà a collegare Ankara con l’Unione Europea, trasportando i restanti 10 miliardi di m³ all’anno.

IL MERCATO UE ED IL MERCATO TURCO – L’Unione rappresenta il 4,5% della produzione mondiale di gas naturale, ma consuma il 13,4% della stessa. Se, come abbiamo detto, la domanda si sta assestando, è previsto, tuttavia, che la produzione interna diminuirà del 46%, aumentando così la percentuale della propria esposizione all’importazione del gas (prevista raggiungere l’84%).
Per quanto riguarda la Turchia, questa rappresenta uno dei mercati più energivori del mondo, con una domanda che cresce ad un tasso dell’8% annuo. Anche Ankara ha una forte dipendenza energetica poiché sprovvista di significative risorse proprie, ma geograficamente situata nel crocevia fra le principali riserve mondiali di gas e petrolio. Le necessità crescenti della Turchia hanno modellato la politica estera anche sulla base delle necessità energetiche del Paese, dal momento che queste rappresentano un punto di debolezza e di esposizione alle crisi regionali ed internazionali. Basta dare un’occhiata al deficit della bilancia dei pagamenti per capire come oltre l’80% dello stesso sia imputabile alla dipendenza alle forniture di gas e petrolio. I principali mercati di importazione della Turchia sono, naturalmente, la Russia, seguita dall’Azerbaijan e l’Iran. Anche il KRG, l’entità curda autonoma, potrà rappresentare un affidabile fornitore nel caso in cui si troverà un accordo con il governo centrale dell’Iraq.

I potenziali progetti del Southern Gas Corridor || Fonte: IAI Working Papers 14 | 01 - February 2014

I potenziali progetti del Southern Gas Corridor || Fonte: IAI Working Papers 14 | 01 – February 2014

IL PROGETTO NABUCCO – All’interno del SGC, inizialmente l’Unione Europea ha puntato sul gasdotto Nabucco, un progetto ben più ambizioso del TAP, con una capacità annua di ben 33 miliardi di m³ (oltre il triplo del gasdotto Trans-Atlantico). Tuttavia, le reticenze da parte dell’Azerbaijan (che avrebbe visto ridotta la propria centralità come fornitore) e il progressivo venir meno dell’appoggio da parte di svariate compagnie, fra cui la Statoil, BOTAS e DEPA, misero in seria difficoltà la realizzabilità del progetto. L’accordo fra Turchia ed Azerbaijan per la costruzione del TANAP ha rappresentato un ulteriore chiodo nella bara del Nabucco. L’ultimo tentativo è stato il progetto del Nabucco West, il quale avrebbe rappresentato un “ramo” del TANAP che sarebbe passato attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria per giungere in Austria. Tuttavia, il gasdotto che porterà il gas azero sul mercato europeo sarà il TAP, il quale raggiungerà l’Italia attraversando il mar Adriatico. Sebbene questa sia una piccola vittoria politica per Roma, la vera vincitrice dell’archiviazione del progetto Nabucco è Mosca, la quale ha tentato fin dall’inizio di sabotarlo proponendo gasdotti alternativi come il South Stream ed il Blue Stream 2, oltre a tentare di acquistare in toto la produzione di gas azero.

IL BACINO DEL LEVANTE – Come abbiamo visto, gli attori principali all’interno del Southern Gas Corridor sono la Turchia in qualità di snodo energetico e l’Azerbaijan come esportatore di gas. Tuttavia, il TANAP (e ancora più il progetto archiviato del Nabucco) dà, almeno sulla carta, la possibilità di aumentare la rosa dei Paesi fornitori: dagli Stati che si affacciano sul Mar Caspio (Turkmenistan e Kazakhstan), passando per Iran, Iraq, fino ai Paesi del Levante.
Come hanno rivelato recenti studi e trivellazioni, le piattaforme continentali del bacino del Levante (la costa sud-orientale del Mediterraneo) presentano non trascurabili giacimenti di gas naturale, sebbene non comparabili alle riserve russe, iraniane o turkmene. Negli ultimi anni del decennio scorso, gli sforzi della Turchia sono stati quelli di diventare un fondamentale snodo energetico fra Asia ed Europa. Uno degli obiettivi della politica estera guidata da Ahmet Davutoğlu è stato proprio quello di collegare l’Arab Gas Pipeline che attraversa Egitto, Israele, Giordania, Libano e Siria con la città turca di Kilis. Tuttavia, l’esplodere delle “primavere arabe” ha ulteriormente complicato il quadro regionale. Di fatto, gli unici Stati attualmente in grado di sfruttare le risorse delle proprie zone economiche esclusive (ZEE) sono Israele e la Repubblica di Cipro, mentre, in termini tecnici ed economici, la Turchia rappresenta il partner più indicato per avere accesso al maggior numero di mercati di esportazione (in primis l’Unione Europea).

LA COOPERAZIONE ENERGETICA COME OCCASIONE DI PACE – Se in termini di costi economici la Turchia rappresenta la destinazione più adatta per un’eventuale gasdotto del Levante di cui, attualmente, solo Cipro ed Israele restano potenziali fornitori, sono i “costi politici” a rappresentare un ostacolo alla sua realizzazione. Infatti, i rapporti fra Israele e Turchia restano tesi dal 2010, anno dell’incidente della Freedom Flottilla, sebbene gli sforzi dell’amministrazione USA abbiano ottenuto discreti successi in termini di normalizzazione degli stessi, mentre le relazioni diplomatiche fra la Turchia e Cipro restano ad un punto morto per via dell’irrisolta questione cipriota. Un gasdotto che colleghi la ZEE di Tel Aviv con i confini di Ankara dovrà necessariamente attraversare la ZEE di Nicosia. La convergenza di interessi fra i tre attori potrebbe rappresentare una svolta all’interno delle relazioni diplomatiche degli stessi: le recenti dichiarazioni dei diplomatici turchi e la ripresa dei colloqui fra Turchia e Cipro sembrano andare in questa direzione. Quali che saranno i prossimi sviluppi, sarà necessaria una profonda cooperazione politica per far sì che questi progetti non restino sulla carta. L’Unione Europea dovrà giocare un ruolo fondamentale per favorire il superamento delle divisioni. I recenti accadimenti in Ucraina gettano un’ombra inquietante sulla sicurezza energetica comunitaria e solo una visione di lungo periodo potrà ridurre la dipendenza energetica di Bruxelles dalle forniture russe.

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  1. […] Come già avevo commentato in merito alla situazione del bacino del Levante, gli interessi di carattere economico ed energetico possono diventare un importante incentivo volto a mettere da parte contrasti di carattere politico. Questo è sicuramente valso per la Turchia e l’Azerbaigian. Il volume dei commerci fra i due Paesi era stimato in 326 milioni di dollari nel 2000; nel 2013 ha raggiunto la quota di 3,3 miliardi di dollari. Come abbiamo detto, il fattore energetico è stato un motore fondamentale nell’avvicinare i due Paesi, per via della realizzazione dell’oleodotto BTC e del gasdotto BTE. A questi due pilastri, va aggiungo il TANAP, parte del Southern Gas Corridor, progetto fondamentale per la politica energetica dell’Unione Europea, dopo l’accantonamento del progetto Nabucco. Il TANAP, con un costo stimato di 12 miliardi di dollari, sarà un gasdotto lungo 1841 km che trasporterà 16 miliardi di m³ dal giacimento di Shaz Deniz II in Azerbaigian verso l’Europa, passando attraverso la Georgia e la Turchia, per poi congiungersi in Tracia con il TAP (Trans-Adriatic Pipeline) che, con i suoi 870 km di lunghezza, raggiungerà l’Italia. […]

  2. […] politica energetica dell’UE ho già discusso in passato e rimando quindi al post legato al Southern Gas Corridor ed il successo della politica estera turca nei confronti dell’Azerbaigian. In questa […]

  3. […] muovendo troppo lentamente ed in modo confusionario per diversificare le proprie fonti energetiche. La storia del corridoio sud e del South Stream di cui ho parlato proprio su questo blog ne sono un […]

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