Il recente episodio della cattura di una nave da parte dei ribelli nell’est della Libia è stato l’ennesimo schiaffo alla figura del Primo Ministro Zeidan, il quale non riuscendo a sconfiggere le milizie che controllano città ed ampie regioni del Paese, è stato sfiduciato dal Parlamento e sostituito dal Ministro della Difesa.

LA NAVE NORD COREANA – Nei scorsi giorni, la cattura della nave Morning Glory nel porto di Al Sidra da parte delle forze ribelli della Cirenaica (nell’est della Libia) ha nuovamente messo in difficoltà il governo di Tripoli guidato dal primo ministro Ali Zeidan. Il quotidiano locale al-Wasat ha riportato che la nave batteva la bandiera nord coreana e che aveva un carico di greggio dal valore di 36 milioni di dollari. Successivamente, il cargo è sfuggito alle forze ribelli raggiungendo le acque internazionali. L’evento ha sottolineato ancora una volta la debolezza del Primo Ministro Zeidan, definito in modo denigratorio come il “sindaco di Tripoli” dai suoi detrattori ed ha portato alla mozione di sfiducia approvata dal Parlamento libico.

IL PETROLIO E LA CIRENAICA – Le forze ribelli sono guidate da Ibrahim Jathran, già comandante sotto l’autocrazia del colonnello Gheddafi. Inviato dal governo centrale nell’agosto del 2013 a riprendere il controllo e stabilizzare i territori orientali, si è in realtà impadronito dei porti orientali libici, fra cui Al Sidra, trovandosi, di fatto, a gestire in modo indipendente l’export del petrolio, il quale rappresenta la principale fonte di guadagno da parte del governo centrale. Tripoli, già in balia delle milizie frutto della lunga ribellione che ha portato all’uccisione di Gheddafi, è ulteriormente indebolita dall’incapacità di trovare un accordo con le forze autonomiste delle varie regioni libiche, in primis la Cirenaica.

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Al Sidra è un piccolo porto ad ovest di Rāʾs Lānūf; la zona è indicata dalla freccia; clicca sulla mappa per ingrandire

UNO STATO DA RICOSTRUIRE – Il Parlamento libico ha deciso di scegliere il nuovo Primo Ministro entro 15 giorni ed indicando come capo di gabinetto transitorio il Ministro della Difesa Al Thani. Anche senza Zeidan, le sfide che aspettano la Libia restano quelle irrisolte dal 2011. Nessun esecutivo saprà dare stabilità al Paese fino a quando un esercito regolare non saprà mettere fine alle rivolte e alle spinte autonomiste sostenute dalle milizie armate frutto della guerra civile contro Gheddafi. Inoltre, l’entità statale libica potrà muovere i primi passi solo quando avrà garantito la sicurezza ed il controllo dei giacimenti e dei porti fondamentali a garantire l’export petrolifero. Il vuoto lasciato dalla morte del colonnello Gheddafi non è stato sostituito da nuove istituzioni ritenute legittime dalla popolazione, ma sta venendo colmato da un’insieme di poteri informali che si inseriscono all’interno delle fratture etniche e regionali di un Paese stremato. Il futuro delle crisi politiche è (anche) energetico. Tripoli e Kiev ci stanno insegnando qualcosa.

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