In breve: la Siria ha un valore simbolico per la comunità islamica per via della sua importanza storica e religiosa. Per questi motivi, la guerra civile siriana ha assunto dei connotati escatologici che vengono sfruttati ideologicamente dai movimenti jihadisti per arruolare combattenti da tutta la regione. Anche se si giungerà ad un accordo per il disarmo chimico di al-Asad, i mujāhidīn non accetteranno soluzioni politiche: la caduta del regime è solo il primo passo di un progetto ben più ampio.

La carta russa.  Le indecisioni in seno all’Amministrazione statunitense sono ormai note. Dopo aver rimandato il voto presso il Congresso, l’intervento USA in Siria contro Damasco pare rimandato, almeno fino a quando non sarà chiaro se la proposta russa di porre sotto tutela internazionale l’arsenale chimico siriano verrà presa seriamente da al-Asad. Anche qualora un intervento ci fosse, sarà di natura limitata e non si porrà come obiettivo un cambio di regime, poiché una tale azione richiederebbe un impegno prolungato e considerevole, nel tentativo di formare un’opposizione in grado di colmare il vuoto di potere e contrastare i movimenti jihadisti. Per questi, non sono in gioco solo variabili strategiche e geopolitiche, ma anche storico-religiose che fanno sì che la guerra civile siriana continui ad attirare militanti dall’intera regione.

La Grande Siria. Il ruolo dei mujāhidīn in Siria non è solo legato alla distruzione del regime “empio” di Baššār al-Asad. Damasco ha una posizione speciale nella storia della umma islamica. Fu grazie alle campagne del condottiero Khālid ibn al-Walīd che la Palestina e la Siria meridionale vennero conquistate nel 634, permettendo, in questo modo, di conquistare Damasco l’anno successivo. In seguito, durante il primo califfato omayyade, la capitale dell’impero fu spostata da Kufa a Damasco. L’impero omayyade (661 – 750) attraversò un periodo di consolidamento e arabizzazione, mentre furono attuate ampie riforme dell’amministrazione con l’obiettivo di aumentare la centralizzazione ed il gettito fiscale (come la riforma dell’imposta fondiaria). Durante questo periodo, il territorio racchiuso fra la penisola arabica e la penisola anatolica veniva chiamato Shām, mentre quella porzione che prende il nome di Grande Siria (l’attuale Siria e parti del Libano, Palestina e Giordania) era parte dei territori dei Bilād al-Shām. Diversi aḥadīth (detti) del Profeta Maometto sottolineano la sacralità di questi territori e li legano all’inizio del Giorno del Giudizio.

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La galassia jihadista. Com’è facile intuire, Damasco ha un’importanza storica che ben si coniuga con le necessità ideologico-religiose dei numerosi movimenti per il jihād. Sebbene le divisioni fra i vari gruppi siano molte, l’immaginario ed il discorso degli stessi fa riferimento proprio alle caratteristiche di cui abbiamo parlato ed alla necessità di ristabilire il califfato nella sacra terra dei Bilād al-Shām. La storia particolare della Siria è spendibile in termini ideologici sul piano del jihād ed è risultato evidente nel progressivo radicalizzarsi della guerra civile siriana. Anche qualora la variegata opposizione siriana riuscisse ad abbattere il regime di Al-Asad, l’obiettivo ultimo della galassia jihadista resta la restaurazione del califfato. Vengono subito alla mente le parole del giornalista Domenico Quirico liberato una decina di giorni fa: «Non è la rivoluzione che ho conosciuto due anni fa ad Aleppo, laica, tollerante. È diventata un’altra cosa».

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Una risposta »

  1. […] Siria è iniziata la seconda fase della guerra civile, come avevo scritto che sarebbe successo, dove si sono aperti nuovi fronti all’interno della complessa e numerosa galassia della […]

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