In breve: dopo una secessione, un colpo di Stato e una guerra, il Mali ritorna al voto, mentre viene dispiegata la missione ONU MINUSMA. Le elezioni presidenziali del 28 luglio sono state organizzate in tutta fretta mentre mezzo milione di cittadini miliani è rifugiato nei Paesi vicini e continuano le violenze nel nord. I favoriti sono due, ma si prevede il ballottaggio per l’11 agosto. Restano le questioni irrisolte: quale sarà il futuro dell’Azawad, il territorio rivendicato dai tuareg?

I precedenti. Le elezioni presidenziali in Mali sono l’ennesimo capitolo di una storia che ha avuto inizio con l’intervento NATO in Libia nel 2011. Dopo il crollo del regime di Muʿammar Gheddafi, gruppi tuareg armati fuggiti dal territorio libico e organizzati nell’MNLA (Mouvement National pour la Libération de l’Azawad) hanno dato avvio ad un processo di secessione del nord del Mali, con il supporto di organizzazioni islamiche quali Ansar Dine, AQIM e MUJAO. Nel mese di marzo del 2012, a causa dell’incapacità del governo centrale di far fronte alla ribellione, avviene un colpo di Stato a scapito del Presidente Amadou Toumani Touré. Il mese successivo viene dichiarata l’indipendenza del nord, o Azawad.
Nei mesi successivi, i gruppi islamici prendono il controllo delle città controllate dai tuareg (Timbuktu, Kidal, Gao), aggredendo i santuari legati al culto popolare dell’islam (ma per questo non ortodossi) e applicando la sharīʿa. Nel mese di gennaio del 2013, mentre la ribellione inizia a minacciare il sud del Paese, il Presidente ad interim richiede l’intervento francese, dal momento che il dispiegamento delle forze africane dell’ECOWAS, avrebbe richiesto ancora tempo.

Northern_Mali_conflict.svg
Dopo alcuni mesi, il nord viene riconquistato, mentre i gruppi jihadisti si rifugiano nelle zone montuose a nord o negli Stati vicini. Nel frattempo, vengono dispiegate le forze ONU della missione MINUSMA (United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali) e viene firmato un accordo fra il governo centrale di Bamako e il MNLA.

Le elezioni del 28 luglio. Lo stato di emergenza è rientrato qualche settimana fa, il nord è ancora soggetto agli attacchi dei gruppi islamici e non mancano gli episodi di violenza etnica. Oltre a mezzo milione di rifugiati nei Paesi limitrofi e circa 300mila maggiorenni non conteggiati dall’ultimo censimento del 2009. Eppure le elezioni servono, adesso. Serve un Presidente che possa garantire stabilità e che diventi l’autorità univoca e che sia garante dell’unità del Paese, che sappia gestire il processo di ricostruzione tramite l’utilizzo dei finanziamenti internazionali e che collabori per garantire il successo della MINUSMA. Non solo: Hollande ha fretta di ritirare la maggior parte delle forze armate dispiegate da gennaio nella sua ex-colonia.

Il sistema elettorale e i candidati. Si tratta di elezioni presidenziali a doppio turno con ballottaggio (molto probabile e fissato per l’11 agosto). I candidati devono essere cittadini maliani di almeno 35 anni. I candidati alle elezioni sono 27. I favoriti sono Ibrahim Boubacar Keïta, già primo ministro dal 1994 al 2000, fondatore e guida del partito Rally for Mali dal 2001 e Soumaïla Cissé alla guida del partito Union for the Republic and Democracy. Entrambi sono uomini legati alla storia politica del Paese e si sono formati in Francia.

Ombre e problemi. Pochi giorni fa, alcuni funzionari elettorali sono stati rapiti e successivamente rilasciati nel nord del Paese. Qui la tensione e l’insicurezza resta alta: dei 27 candidati, solo uno ha fatto campagna elettorale a Kidal, mentre il gruppo MUJAO legato ad Al-Qaeda, ha minacciato di attaccare i seggi elettorali di tutto il Paese. Non solo. A fronte delle tensioni etniche e la lunga lotta di indipendenza dei tuareg, se non verrà implementata una soluzione, l’instabilità è destinata a restare e ad acuirsi a causa degli attacchi dei gruppi jihadisti. Cosa ne sarà della democrazia maliana e dell’Azawad? Ci saranno forme di decentramento, autonomia, federalismo?

In più. Per approfondire, follow @AndreadeGeorgio || il suo articolo su Il Foglio:  http://bit.ly/14XNNR3 [27/07/2013]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...